Panta Rei (August 4 on digital music stores)

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Se c’è una cosa che a questo mondo va sostenuta e difesa almeno quanto c’è permesso di amarla, questa è la bellezza. Perché sì, la bellezza è un bene fragile che necessita di amore e l’estremo atto d’amore – se così può esser definito – non può che essere la cura. La bellezza dell’arte – e in questo caso della musica – è un bene che ci viene donato, lasciandolo viaggiare e ‘vivere’ come un messaggio all’interno di una bottiglia. Un messaggio in attesa di esser letto, perché sì – come recita il detto – “Ogni cosa a suo tempo e un tempo per ogni cosa”. E l’arte ha i suoi tempi: un tempo per esser scoperta, un tempo per esser amata e un tempo perché possa esser raccontata appunto, con molta cura. A proposito di tempo, Giuseppe ‘Beppe’ Bornaghi – trevigliese doc – ha composto la sua opera, Panta Rei, in un anno. Ma il tempo, va da sé, per gli artisti è qualcosa di difficile da definire. Potreste sentir dire da loro che il tempo non scorre troppo velocemente ma neppure troppo lentamente. Scorre privo di ogni costante, perché l’opera d’arte nasce, cresce e si sviluppa assumendo vita propria giorno dopo giorno, ora dopo ora, minuto dopo minuto e secondo dopo secondo. ‘Panta Rei’ è un album di una bellezza malinconica, quasi commovente. Un progetto musicale che ricorda per certi versi le grandi colonne sonore dei film d’autore. Per citarne un paio decido di scomodare i giganti; compositori come Jan Andrzej Paweł Kaczmarek, compositore polacco già Premio Oscar nel 2005 e autore dei brani che hanno accompagnato il film “Hachiko – Il tuo migliore amico”. Oppure, basti pensare a “The Truman Show”, opera di genio di Peter Weir del 1998: il film si è sviluppato sulle note della straordinaria colonna sonora dello statunitense Philip Glass. Paragoni impropri? No, grazie. I giganti esistono per essere scomodati e all’occorrenza confrontati. Sono il nostro termine di paragone per il futuro. Lo capirete se avrete modo di ascoltare questo album, vero e proprio inno della bellezza e dell’incanto. Bellezza, che – come disse Oscar Wilde – ‘Non può essere interrogata: regna per diritto divino’.

‘Panta Rei’ (dal greco, ‘tutto scorre’) ricorda Eraclito e con esso il tema del divenire. L’album è composto da 12 brani strumentali: lo strumento principe è il pianoforte che dialogherà con altri strumenti e voci. Le melodie sono addirittura contemplative: impossibile non chiudere gli occhi e ripensare a cose elementari, come a quei pensieri sopiti dalla quotidianità e dall’incedere del tempo. Le note, l’intreccio dei brani: ecco cosa rende l’album suggestivo, pacifico se non addirittura grandioso. Un inno definitivo alla bellezza di cui tutti noi abbiamo un innato bisogno, perché godiamo per ciò di cui la nostra anima ha bisogno.

(Omar Marco Kamal)

 

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Beppe Bornaghi
Beppe Bornaghi Nato a Treviglio (BG) nel 1976. Compositore e arrangiatore. I suoi lavori sono pubblicati da Editrice La Scuola, Casa Musicale Eco, Aldebaran Editions, Setticlavio. Realizza e arrangia musica per documentari, spettacoli teatrali, musical e cortometraggi per l'etichetta Dreamvox.

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